Alta Via del Lario

Traversata suddivisa in tre tappe: il paesaggio è quello tipico dell’alta montagna, pascoli magri, cespugli di rododendri e più oltre pietraie, sfasciumi, roccette. Si avanza su sentieri che, superando passaggi spesso obbligati, collegano tra loro gli antichi alpeggi e si snodano lungo le creste o alla base di severe pareti.

– Difficoltà: EE
– Segnaletica presente: paline segnavia e bolli bianchi e rossi
– Equipaggiamento: attrezzatura da escursionismo, viveri per più giorni, chiavi dei rifugi.
– Periodo consigliato: fine maggio, primi di ottobre
– Punti di appoggio:I rifugi non sono in genere custoditi, il bivacco è sempre aperto.

Capanna Como – (CAI COMO) PER CHIAVI E INFORMAZIONI CONTATTARE IL sig Molinari Guglielmo: 0344 89760
Rifugio Darengo – PER CHIAVI E INFORMAZIONI CONTATTARE IL COMUNE DI LIVO 0344-89761
Bivacco Ledù – tel. CAI DONGO 0344 -81074
Rifugio S. Jorio – aperto da giugno a settembre nei week end – gestito da volontari OMG tel. 348/8124356
Rifugio Sommafiume – (CAI DONGO – Vedi Info)
Prenotazione/Ritiro chiavi: Pasticceria TRE ARCHI a Dongo (tel.0344-80465)
Rifugio Menaggio – Rifugio con custode: 0344-37282- cell. 388-34948122

PRIMA TAPPA:

S. BARTOLOMEO – CAP. COMO (9 ore )

In auto si raggiunge Gera Lario, sull’alto lago di Como e di qui si devia per Bugiallo poi San Bartolomeo fino al termine della carrozzabile asfaltata. Qui una palina con indicazioni in bianco e rosso mostra una traccia che in leggera ascesa si inoltra nella pineta e prosegue fino a raggiungere una strada sterrata che si inerpica fino alla conca delle baite di PESCEDO. Si attraversa il torrente val SCURA e ci si indirizza a monte dell’alpe di MEZZO (m. 1551 – 50 min.), poi più ripidamente ci si inerpica per pascoli erbosi, puntando al culmine del dossone detto il TERMINONE (m. 1853). Si rimonta il panoramico crinale (MOTTONE) tenendo il versante lariano, fino al primo pannello ripetitore posto sul sasso BIANCO (m. 2396) anticima alla vetta del sasso CANALE. Si continua sul pietrisco appena sotto il filo di cresta, in direzione della cima del sasso CANALE (m. 2411 – 3 ore) da qui si comincia a scendere lungo un tratto ostico dal fondo friabile, su placche e roccette elementari in un ambiente severo. Si risale al passo CANALE (m. 2215) e si aggira il severo anfiteatro della valle. Continuando si supera una evidente gobba rocciosa, il TABOR (m.2316) e si prosegue lambendo la base del sasso d’ ALTERNO (m. 2399). Una pronunciata pioda costringe alla perdita di quota (m. 2130) introducendo a una conoide di sfasciumi, alla base della parete est del pizzo di LEDU’ (m. 2505). Si risale faticosamente, verso un evidente zoccolo roccioso con accumulo di neve alla base fino a tarda stagione (m. 2310 ), dove inizia il tratto attrezzato del pizzo LEDU’ (PD passi di secondo grado). Si attacca la parete seguendo le funi metalliche, si attraversano tratti con rocce smosse misti a tratti più esposti in direzione della cresta sommatale fino all’intaglio che introduce nella valle di LEDU’- (m. 2418 ). Un facile canalino di sfasciumi tra le pareti, permette di guadagnare la base delle rocce. Senza perdere quota si prende a destra lungo il RISCIUN in direzione del PIZZO RABBI poi per placche orizzontali e liste erbose si guadagna in discesa il ben visibile BIVACCO PETAZZI, sul poggio roccioso della riva del lago di LEDU’ (m. 2241 – 6 ore ). In saliscendi, si attraversa la VALLE DI LEDU’ in direzione di una sella erbosa, AVERTAI (m. 2206 – 7 ore )che introduce in val d’INGHIRINA. Si scende subito su pascolo e rododendri fino ad aggirare alla base una sporgenza rocciosa, per poi avviarsi verso il centro del ripiano vallivo. Si recupera lentamente quota fino a raggiungere il lago di CAVRIGH (m. 2130).Si scende nuovamente verso la conca dell’avert di CAVRIGH, si passa alla base delle rocce provenienti dal passo del CARDINALE (m. 2242) e si prosegue, puntando alla spaccatura della bocchetta di SAN PIO (m. 2183 – 8 ore 30). Si scende in direzione del lago di DARENGO, si attraversa il canale sassoso e si prosegue a sinistra alla base delle placche fino ad una fascia di ganda che si attraversa per poi scendere verso il ben visibile rifugio AVERT DARENGO (m. 1774). Da qui in breve al lago e rimontando un piccolo dosso si guadagna la CAPANNA COMO (m. 1791 – 9 ore).

SECONDA TAPPA:

CAPANNA COMO – RIF. S.JORIO (9 ore)

Dalla capanna Como si risale verso nordovest, in direzione della aerea cresta di GRATELLA e poi si prosegue fino all’intaglio del passo dell’ORSO (m.2152 – 1 ora ). Si scende la liscia placca sfruttando alcuni scalini artificiali e si entra in VAL MUGIAM. Il sentiero scende leggermente e punta verso nord. Si prosegue fino a contornare la costiera del Pizzo MARTELLO. Superata una zona di blocchi con bei tratti su antiche piode, si guadagna il vallone che scende dalla bocchetta di CAURGA al rudere abbandonato ed affascinante dell’avert CAURGA (m 1968 – 2 ore). Tra i lastroni di una persa mulattiera, in saliscendi, si raggiunge un’ imponente dorsale, SCHENA DI MOGN, affilato contrafforte del maestoso ed elegante MATER DE PAIA (m. 2482). La si aggira con un passaggio obbligato lungo un breve tratto attrezzato(m. 1970- PD – passi di secondo grado) per poi scendere sull’altro lato sfruttando uno stretto e ripido anfratto erboso che immette sullo scivolo della val di MUGGIOLO. Si attraversa a monte del piccolo terrazzino dell’avert MUGGIOLO (m. 1981) puntando in direzione di un angusto intaglio sulla cresta del sasso di DERNONE, passo di CIANCABELLA (m. 2180 ). Si aggira il monte CARDINELLO (m. 2520) oltrepassando caratteristici tetti di roccia detti le GRONDE (m. 2185) e un valico con massi incavati e striati: le NAVI (m. 2428 4 ore 30).Si scende in direzione dei ruderi dell’alpe PAINA (m.1964). Si segue ora il chiaro e comodo sentiero che in leggera discesa taglia la costa fino al terrazzo dove sorgono i resti dell’ alpe MALPENSATA (m.1880 – 5 ore 30 ). Si risale a destra della baita lungo dosso erboso, prima senza vie obbligate poi seguendo una marcata traccia fino al passo di CAMEDO (m. 1973 – 5 ore 45, cippo di confine e palina segnaletica). Si entra qui in territorio Elvetico (canton Grigioni). Subito si appoggia a sinistra verso la base delle rocce, scendendo un tratto di blocchi e senza perdere molta quota appena possibile si traversa a sinistra su pietraia malferma e liste di erba alta verso la costola della motta GRANDE (m.2068). Si prosegue fin sotto alla bocchetta di Valstorna (m. 2036). Il sentiero scende, passando sotto le pendici del monte GANDA ROSSA (m. 2213) poi giunti sul bordo di una valle si ritorna inaspettatamente verso destra.Si discende lungo un crinale boschivo fino a che il terreno invita ad attraversare la valle (m. 1770), verso lo spiazzo dell’alpe ROGGIO, a cui si giunge in leggera risalita. Da qui si prosegue aggirando le pendici del MATER DI TORRESELLA fino al ripiano dei laghetti di ROGGIO (m.1955 7 ore 20). Si passa nel mezzo dei due laghetti e si sale in direzione della evidente traccia che conduce alla bocchetta di STAZZONA (m. 2123 palina – 8 ore). Ritornati sul versante italiano si imbocca a valle la larga traccia che in piano a destra aggira la valle. Raggiunto un blocco roccioso si comincia a scendere verso un largo dossone erboso e da qui verso l’avert di POSSOLO (m. 1920 – 8 ore 30). Si raggiunge la carrareccia che porta all passo di S. JORIO la si segue fino al rifugio omonimo (m.1950 – 9 ore).

TERZA TAPPA:

RIFUGIO S.JORIO – RIFUGIO MENAGGIO (8 ore 15)

Dal RIFUGIO S.JORIO si scende al Rifugio Giovo (m.1709), momentaneamente chiuso, e nei pressi della fontana si imbocca la larga ed a tratti ancora selciata mulattiera che aggira la parte terminale della valle ALBANO. Si superano l’alpe NEMBRUNO ALTA e l’alpe ALBANO (m. 1762) per poi attraversare il torrente ALBANO e salire al del RIFUGIO SOMMAFIUME (m. 1784-1 ora 15 ). Dal rifugio si risale puntando verso una cisterna dell’acqua in cemento e poi diritti fino al piccolo ripiano superiore, dove si incontra una decisa traccia orizzontale proveniente dalla PORTEA. Si prosegue verso sinistra fino a due piccole radure: alla superiore ci si dirige verso un roccione che si attraversa su di una breve e larga cengia. Si aggira il crinale che conduce alla bocchetta di SANAVECCHIA e si prosegue in direzione della bocchetta di SENGIO (m.1994 2 ore 15). Appoggiando sul versante CAVARGNA si aggira, su facili placche, cenge e tracce di sentiero, la pronunciata elevazione della cima di SENGIO (m.2113) fino a una breve risalita con roccette che porta al COUL DEL PIZ (m. 2070 –palina). Si scavalca la cresta, ignorando le più frequentate tracce che salgono verso la vetta del pizzo di GINO. Si scende sul sentiero che aggira il versante nord, prima in lieve discesa, in vista dei ruderi e delle verdi conche delle ZOCCHE DI GINO, poi recuperando quota in direzione di un profondo canale e per ultimo su cenge e roccette elementari si raggiunge la breccia, BUCO DEL PIZZO (m. 2115 ). Da qui si ritorna sul lato sud della costiera, sopra l’alpe – Rifugio PIAZZA VACCHERA (m 1786). Ora si supera in discesa qualche erto ma semplice canale con tratti di roccette lambendo la bocchetta di VALMORI (m. 2053 2 ore 55 ), si aggira la cima PIANCHETTE (m. 2167) e si arriva alla bocchetta del PERTUS (m. 2082).Si continua oltrepassando la bocchetta CAREGGIO, la bocchetta di MALPENSATA e la bocchetta di SEBOL(m.1986 ). Si prosegue aggirando l’ampio dosso del monte TABOR fino a raggiungere la bocchetta d’AILGUA (m. 1958 – 5 ore 20).Si ignora il bivio che conduce in VALLE ALBANO e si continua sul Versante della CAVARGNA in direzione del monte MARNOTTO, oltrepassando la bocchetta di GALANDRINA. Si attraversa in diagonale la sponda sud del monte MARNOTTO che si fa più ripida fino a lambire la bocchetta di ROZZO (m. 2022 ). La chiara traccia ignora la deviazione per la valle ALBANO e traversa a destra (sud) evitando i salti dei sassi di BELLERONA (m. 2066 – 2086 – 2071). Si giunge alla bocchetta di SENAGRA e sempre sul versante della CAVARGNA si aggira la vetta del monte BREGAGNO aiutati anche da un breve tratto attrezzato con una catena fissa. Ritornati sul pascolo si arriva alla fontana dell’ERBA LIVA (m.1920 ). Da qui in discesa, senza percorso obbligato, si segue il panoramico spallone, fino ad una breve risalita su di un motto prativo, CARTELUN (m.1902). Si continua verso l’ apertissima sella di S. AMATE (m. 1617) con l’ omonima chiesetta raggiunta da più sentieri. L’Alta Via procede diritta aggirando un promontorio di pascolo, oltre il quale (palina) si inizia a scendere su largo sentiero sassoso verso un dossone, da cui è già visibile il RIFUGlO MENAGGIO e più in basso il sospirato termine del percorso (8 ore 15).

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